Strada: "Governo italiano vile e servo degli Usa" - da La Stampa
"Credo che dietro questa vicenda ci sia Washington e ho avuto conferme"
GUIDO RUOTOLO
ROMA
«Noi abbiamo un governo di servi e di vigliacchi. Servi degli americani e vigliacchi perché non sono in grado neanche di difendere chi lavora per loro. Questo resti tra di noi, perché lo scrivo in un articolo». Domenica delle Palme. Gino Strada non si dà pace: «Speravo che l’Italia fosse un Paese che voleva vivere in modo diverso dalla logica dei Rambo delle bombe, purtroppo non è così». Il fondatore di Emergency è a Roma e aspetta con tutta la rabbia possibile che il suo Rahmatullah, fermato dai servizi segreti afghani e in carcere a Kabul senza che si sappiano le contestazioni, possa tornare libero. Il giorno dopo la manifestazione di Emergency a piazza Navona, Strada insiste: «Voglio che Prodi ufficialmente chieda a Karzai la liberazione di Rahmatullah».
Strada, l’è mai venuto il sospetto, in questi giorni, che il governo italiano sapesse che Rahmatullah sarebbe stato arrestato?
«No. Sinceramente no. Il ministro della Sanità afghano con me è stato molto chiaro - tra l’altro mi ha detto che si dimette se noi di Emergency andiamo via - e ha chiesto a Prodi un intervento diretto su Karzai, per chiedere la liberazione di Rahmatullah. Prodi ancora una volta ha tergiversato, chiamandolo solo dopo che Rahmatullah era stato trasferito a Kabul. Naturalmente io non so mai cosa si dicano al telefono ed è per questo che noi vogliamo una richiesta ufficiale da governo a governo, pubblica, scritta. Perché non ci fidiamo di quello che si dicono tra domestici della cucina».
Lei ha sostenuto che l’arresto di Rahmatullah è una vendetta contro Emergency. Una tesi che convince poco se è vero che il ministro della Sanità ha minacciato le dimissioni se Emergency lascerà l’Afghanistan e ha ammesso che l’unico che può fare qualcosa è Karzai...
«Ho l’impressione che dietro questa vicenda ci siano chiaramente gli americani. L’ha confermato il ministro della Sanità dicendo che dietro ci sono “mani invisibili”. Io, di fronte all’ambasciatore italiano, gli ho detto: “Caro ministro, le mani saranno anche invisibili ma le uniformi a stelle e a strisce sono riconoscibilissime”. Lui si è messo a ridere, annuendo. Nella partita sono coinvolti tre governi che formalmente sono alleati tra loro, che poi due dei tre governi alleati arrestino qualcuno che ha lavorato per conto del terzo governo alleato è una follia».
Emergency, Palazzo Chigi, Karzai. I tre protagonisti della trattativa per il rilascio di Mastrogiacomo. Quel che ha fatto Rahmatullah era stato concordato?
«Non ha fatto nulla che io non gli dicessi di fare, dopo averlo concordato direttamente con il presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri, con l’Unità di crisi della Farnesina e con l’ambasciatore italiano a Kabul».
Perché quando Rahmatullah torna all’ospedale di Lashkar Gah con Mastrogiacomo non c’è anche l’interprete Adjiamal?
«E’ questo quello che vorrei sapere anch’io. Ero addirittura convinto che Adjimal fosse in casa nostra. Quando ho visto uno che non conoscevo ho detto a Rahmatullah “ah, c’è qui anche Adjiamal...”. E lui mi ha detto di no, che era un nostro autista appena assunto che non conoscevo ancora. In quella occasione Rahmatullah mi ha detto che Adjiamal era stato liberato ed era andato via con un altro gruppo. Se fosse libero Rahmatullah ne sapremmo qualcosa di più. La mia impressione è che Adjiamal sia il riciclo dell’ostaggio. Insomma, che Dadullah lo libera dopodiché viene consegnato a qualcuno che invece di liberarlo lo trattiene per guadagnarci qualcosa».
Ma Dadullah ha rivendicato il sequestro dell’interprete Strada, nel corso dei suoi tre contatti telefonici con Dadullah, era chiaro che l’oggetto dello scambio erano i due ostaggi?
«Sì. Non voglio fare commenti ma il governo italiano nei colloqui con me non ha mai neanche nominato Adjiamal. Però immagino che fossero d’accordo sul fatto che noi l’avessimo chiesto. Su questo non voglio aprire una polemica. Era convinto che sarebbe tornato anche lui con Daniele e Rahmatullah».
Cosa vi siete detti con Dadullah?
«L’ho salutato con tutti i salamelecchi che conosco e poi gli ho passato un interprete. Noi abbiamo sempre chiesto esplicitamente che fosse liberato anche Adjimal. Come e perché non sia successo, questo veramente non lo so, non abbiamo avuto tempo per capirlo. Rahmatullah la mattina alle cinque lo hanno ingabbiato».

0 Comments:
Post a Comment
<< Home