C'è un Sarkozy per tutte le piogge - da La Stampa 3/4/07
Nella sua lettera ai francesi è europeista, euroscettico, liberista, protezionista
DOMENICO QUIRICO
PARIGI
Il libro è tutto riassunto nel titolo «Ensemble», insieme. Difficile che qualcuno dei lettori della Bibbia elettorale di Nicolas Sarkozy, scritta, assicura, «sulla base delle riflessioni maturate durante la campagna elettorale», possa sentirsi escluso da questo monumentale assembramento. Al prezzo di 14,90 euro in questa «lettera ai francesi» potranno trovare una parolina buona sia gli apprezzatori del capitalismo efficientista che i ruvidi antimondialisti sprezzatori del mercato; si sentirà arruolata nel suo campo la setta dei liberisti che invocano più privato e i conservatori arroccati nel volere «uno Stato ancora più forte». Io sono europeista, giura Sarkozy, ma due pagine dopo fa gli occhi dolci al «grido di dolore della Francia del no». Fornisce con foga cifre e indignazione ai denunciatori del debito pubblico «monumentale». Perfetto! Poi rifiuta «una politica dei sacrifici che demoralizzerebbe i francesi». A tutto porrà rimedio, alla fine, «il volontarismo» e la miracolosa «logica del risultato».
E' la sintesi suprema, la conciliazione degli inconciliabili che il candidato dell'UMP ha avviato fin dal suo discorso di investitura e che persegue tenacemente alla ricerca del consenso; che sembra interessarlo soltanto se universale, plebiscitario, totalizzante, senza sfumature. Nessuno è così estraneo distante o eretico, è il messaggio, da non poter entrare nel sacco elettorale di Sarkozy. Tutti sono ormai «miei cari compatrioti...»: così inizia il volume, nel più puro stile Chirac. Ai detrattori sembra la formula, abusatissima, di una Francia dove tutto si aggiusta, non si soddisfa nessuno ma si cerca di accontentare tutti.
Certo l'ex ministro degli Interni non si rinnega, anzi. Spira in questa campagna una certa brezza contro l'enarchia, il «dressage» delle élites che detengono lo Stato per diritto divino. A lui fa sempre comodo essere «uomo nuovo», «che è partito dall'ultima fila della sala e non dal banco di presidenza», uno sbullonatore della stabilità infiacchita dell'ordine. E così si rivolge, presentando il libro, alla «Francia esasperata»: con la foga di un rivoluzionario appena rientrato dall'esilio e non dalle confortevoli stanze del Palazzo. Questa rabbia la spiega con le sue parole d'ordine «per la contestazione della identità nazionale a causa di una immigrazione non controllata, per la frode, per gli sprechi». Ecco che dietro il riunificatore, riemerge dalla naftalina e troneggia e rimbomba il fiammeggiante Sarko: «Chi non vede che c'è un legame stretto tra la politica della immigrazione non controllata da 30 o 40 anni e l'esplosione sociale nelle nostre città?».
E' una evidenza di fronte a cui però molti recalcitrano, anche nel suo campo. Il premier Dominique de Villepin, che lo appoggia non si sa quanto di gusto, ha detto di «non essere del tutto d'accordo» con il contestato ministero della immigrazione e della identità nazionale. Simone Veil, che pure si è schierata al suo fianco, è stata ancora più severa nel distinguo: «Per me questo ministero è più grave che una imprudenza. Non capisco, la formula che Sarkozy usa è ambigua». Replica di Sarkozy: «Il controllo della immigrazione è un obbligo per salvaguardare il nostro patto sociale, se no salterà in aria».
Sul piano sociale Sarkozy non ha ritirato il progetto di servizio minimo in caso di sciopero nei servizi pubblici. In tema di licenziamento ha concesso che non crede a quello senza giusta causa ma aggiunge che le procedure «non possono essere troppo lunghe». Ai disoccupati, che la sua rivale Ségolène tenta con contratti agevolati a spese dello Stato e delle regioni, lui riserva una promessa, ma possente: «Mi impegno, se sarò eletto, a riportare il tasso di disoccupazione al cinque per cento alla fine della legislatura con una durata media di non più di cinque mesi». Fantascienza? Tutto è possibile in un paese dove l'istituto centrale di statistica ha rinviato all'autunno l'indagine e le cifre (vere) sulla disoccupazione.
Oh La France, la pauvre !

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